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Ritardi e carenze di programmazione del Sindaco Cosimi

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sfratti_barricateHa ragione all’assessore Gabriele Cantù: è vero, il governo non blocca gli sfratti per il 2011, non invia più finanziamenti per il sostegno all’affitto, non modifica la legge 431 che permette canoni mensili esosi. Anche per questo saremo a Roma il 14 dicembre per impedire che al posto del governo Berlusconi (se non avrà a fiducia) si formi un governo (Draghi?) che sulla politica della casa farà le stesse cose, perché nell’orizzonte politico c’è solo un governo tecnico di salvezza nazionale delle imprese e del padronato, e non un’opposizione combattiva con una politica di sinistra.

Sabato è sceso in piazza il Pd, forse sarebbe stato meglio scendere ancora in piazza tutti insieme il prossimo 14 dicembre, per una politica realmente alternativa alle destre.

Comunque, se è fuori dubbio che le nostre controparti sul tema casa sono il governo, la Confedilizia, le immobiliari, e quei piccoli proprietari che intendono sbarcare il lunario affittando a 700/800 euro al mese, a spese di altre famiglie che, dopo il licenziamento e la perdita del lavoro, hanno un reddito inferiore al canone, non possiamo certo avvallare i ritardi e le inefficienze della Giunta Cosimi.

Abbiamo lanciato l’allarme da più di 10 mesi, prima ancora della colpevole assenza di assessori alla casa e al sociale; ci siamo rivolti alla città alle forze politiche e sociali, alle istituzioni, al prefetto.

PERDI IL LAVORO PERDI LA CASA, questo è lo slogan che riassume insieme la nostra denuncia e l’impegno, e sintetizza lo stato delle cose. Ed è per rendere visibile il loro disagio e l’ira degli studenti e ricercatori, e i tagli del governo, che l’assessore Allocca è salito sui tetti di Firenze.

Ieri mattina in consiglio comunale, oltre agli sfollati c’erano gli operai di tre aziende che hanno perso, oltre il lavoro, la speranza.

Cantù si lamenta e precisa che il Comune non è tenuto ad occuparsi di queste faccende, se ne parla solo per redigere programmi elettorali e chiedere voti, poi basta?

I Livornesi e i residenti di ogni colore vengono in comune perché è il centro civico e amministrativo della città, dove, dalla liberazione ad oggi, cercando di fare entrare le difficoltà sociali ed economiche, che le forze politiche e i propri rappresentanti dovrebbero mettere a tema, affrontare e risolvere.

Non è politicamente corretto dichiarare di rappresentare tutti i cittadini quando non votano, e vederli come un fastidio quando partecipano, quando denunciano le loro condizioni, prodotte dalla profonda crisi economica.

In questi ultimi 35 anni, pur non avendo partecipato al governo della città, abbiamo con le lotte, il confronto e la collaborazione, permesso di controllare la cosiddetta emergenza abitativa: ogni regolamento, o strumento, finanziamento conquistato, è stato anche frutto della nostra tenace iniziativa per sensibilizzare le Giunte che si sono succedete in questi anni: la prima Leccia nell’80 è stata costruita con i finanziamenti del governo, ottenuti dopo mesi di lotte degli sfrattati e dei senza casa.

Il patrimonio ERP è calato, a causa della svendita di case popolari, che dei 12.000 alloggi in affitto degli anni 80, li ha ridotti a 6000, allineandoci alle percentuali nazionali (il patrimonio pubblico in città è sceso dall’8% al 5%).

Tre sono stati gli errori di fondo che hanno contribuito alla diminuzione del parco casa pubblico, un’alienazione dissennata a favore degli assegnatari più benestanti; aver ceduto in proprietà alloggi in edifici soggetti a piani di recupero ritardando per anni la riqualificazione, murando centinaia di alloggi, che potevano essere utilizzati per 20 anni; aver consentito con leggerezza in più di 300 alloggi Erp, diversamente da altre città toscane, che giovani nipoti prendessero la residenza con i nonni nelle case popolari, in attesa di ereditare l’assegnazione. Tutto questo ha ridotto gli alloggi di risulta (10 anni fa rientravano a Casalp 100 – 150 alloggi l’anno, quest’anno si stenta ad arrivare a 70) che sono l’unica risorsa disponibile, visto che il patrimonio pubblico viene messo all’asta per fare cassa.

Quando l’assessore Picchi si vanta di aver assegnato 500 alloggi, si dimentica che la quasi la totalità proviene dalla risulta, e il piano di Shangay partito nel 1987 e non ancora concluso, e dunque non si tratta di aumento di Erp.

In questi mesi, in Regione, ci siamo impegnati affinché la regione finanziasse nuovi alloggi ERP, con strumenti veloci ed efficaci, mediante la forma semplificata degli accordi di programma: Firenze, Prato, Pisa e Lucca hanno partecipato con progetti e idee, Livorno no, è questo è un dato fatto.

Il governo locale ha fallito dove altre città hanno fatto centro.

Abbiamo conquistato nei magri bilanci regionali l’impegno di 100 milioni di euro per interventi immediatamente cantierabili 10 per Livorno, per realizzazioni in 1/2 anni: si potrebbe ristrutturare un’ex-caserma per ricavare (circa 70 – 100 alloggi). Certamente, anziché conferire alla Spil immobili donati con il vincolo di un uso sociale, si dovevano predisporre centri d’accoglienza e nuove case popolari (come l’edificio di Corso Mazzini 117 – via Cecconi 5 sul quale pende una denuncia in Procura).

L’ufficio tecnico urbanistico del Comune, ormai esautorato, non è stato messo in grado di fare programmi coerenti: il Piano di Fiorentina è un piano di recupero necessario per gli abitanti, ma non è finanziabile con il fondo dei 100 milioni, perché non porta all’aumento di Erp, mentre su Coteto manca l’approvazione della variante anticipatrice dell’abitare sociale.

Girandole di localizzazioni per l’edilizia pubblica spostate diverse volte: Salviano 2, Nuovo Centro, Coteto, a dimostrazione della scarsa capacità di governo del territorio.

Abbiamo a livello regionale risolto la questione della messa a norma degli alloggi di risulta fino ad oggi finanziati con il monte affitto Casalp, ottenendo il finanziamento regionale (con delibera di giunta a novembre) adesso sarà possibile consegnare in breve tempo l’alloggio, ristrutturato e abitabile.

Purtroppo non vi sono ad oggi, proposte alternative alla Protezione Civile, visto che le ex Caserme devono ancora essere richieste dal Sindaco Cosimi, e comunque i tempi di realizzazioni non sono brevi; per questo abbiamo avanzato l’idea, tra altre, di utilizzare gli ex Macelli Pubblici per una prima accoglienza agli sfollati, luogo sicuro e sorvegliato: capannone e cucina da campo, strutture gonfiabili dove è previsto ogni servizio, dunque non una baraccopoli, ma una struttura che funzioni il tempo necessario per trovare una sistemazione abitativa stabile alle famiglie sfrattate. Oppure l’ex caserma della Ferrovia in Via Masi.

Infine nessuno denuncia le migliaia di case sfitte presenti in città, le recenti edificazioni permesse dal Piano Regolatore in nome del fabbisogno abitativo: in realtà ci sono 8000 case vuote.

Vorremo sapere lo sforzo dell’amministrazione sul fronte dell’evasione fiscale dell’Ici, è previsto il pagamento del 9 per mille per lo sfitto, ci piacerebbe sapere quanti proprietari pagano questa aliquota, sarebbe anche un modo per rimpinguare le casse comunali, ma forse i proprietari delle seconde case hanno più rappresentanti in consiglio, di quanti ne possono avere gli inquilini.

Servirebbe una discussione sulle politiche abitative e sull’emergenza sociale, magari in un consiglio comunale aperto: la crisi avanza e sembra che Berlusconi non sia il solo a non vederla.

Paolo Gangemi

Comitato politico regionale Rifondazione Comunista

Livorno 12 dicembre 2010

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